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Siamo social media manager, non social media “cosi”


Tanti di coloro che fanno la mia professione, si definiscono “social media COSI”. Già. COSI.

E confesso che per un periodo lo facevo anche io.

Probabilmente perché la nostra è una professione di cui è ancora poco chiara l’attività. Così poco chiara che un’amica si è sentita proporre un pagamento orario in base ai minuti che le servono per pubblicare un post (SIC!).

Spero che abbia avuto modo di spiegare al suo cliente che dietro i pochi minuti che occorrono per “pubblicare fisicamente un contenuto” c’è lavoro. Tanto lavoro.

Social Media Listening

Innanzitutto c’è il lavoro per capire il mercato in cui il cliente opera, chi sono i concorrenti e, soprattutto com’è percepito il nostro cliente, sia negli aspetti positivi, che andranno ovviamente evidenziati, quanto negli aspetti negativi, per correggerli e comunicare queste correzioni.

Successivamente c’è l’analisi par capire (anzi, cercare di capire) a cosa le persone sono interessate. Non sempre si cerca il semplice prodotto: sempre più spesso una persona cerca in rete come si utilizza il prodotto o i vari modi di usarlo. Certo un martello è un martello e non ha altri usi, ma credo che molti di noi vorrebbero capire:

  • come piantare un chiodo senza far venire giù ettari di intonaco;
  • come piantare un chiodo perfettamente perpendicolare al muro senza che un alito di vento lo faccia venire giù;
  • come piantare un chiodo in grado di reggere l’intera Enciclopedia Britannica e la libreria in quercia;
  • come piantare un chiodo senza martellarsi le dita.
Soprattutto bisogna convincere il cliente che è assolutamente inutile pubblicare SEMPRE E SOLO PRODOTTI, neanche più sul sito web occorre essere autoreferenziali, figuriamoci sui social network!

Piano Editoriale Digitale

Dunque poi c’è la redazione del piano editoriale: quindi ricercare le fonti, stare attenti alle festività, alle mile mila giornate mondiali (del gatto, del pollo, della torta fritta) e qui spesso noi social media manager ci troviamo sempre davanti a due scenari: assenza di contenuti interessanti o sovrabbondanza di contenuti. Entrambi hanno i loro “problemi”.

  • Assenza di contenuti interessanti

Quando ci si trova di fronte al nulla cosmico scatta la caccia su Google di nuovi contenuti inerenti al settore del cliente, badando che non si parli di un competitor o di un prodotto/servizio che il cliente non offre o, peggio, si arrivi a parlare male del cliente stesso o dei suoi prodotti.

  • Sovrabbondanza di contenuti

Il caso opposto è altrettanto “problematico” perché porta a domandarci quale contenuto condividere e quale invece no, lasciandoci poi col dubbio se il contenuto tralasciato sarebbe stato più di valore rispetto a quello scelto. Il vantaggio di questa situazione è però la possibilità di mettersi da parte i contenuti per pubblicarli successivamente sperando che col tempo non diventino obsoleti.

Stabilito cosa pubblicare, va capito e stabilito quando: test nei diversi orari del giorno e nei diversi giorni (la “balena” di Facebook mi dice solo quando ho più fan collegati, ma non quando i miei fan interagiscono di più!).

Community Management e Moderazione

Dopo aver capito cosa, quando e come, il contenuto pubblicato va monitorato: può arrivare un commento particolare da cui prendere spunto per un altro contenuto, a cui rispondere subito oppure da segnalare al cliente per i motivi più vari.

Analisi

Ed infine c’è l’analisi: per quanto la strategia sia stata realizzata sulla base del social media listening, il riscontro empirico può sempre essere differente da quanto ipotizzato, perché, come scrivevo nel post Valutare un social media expert in 10 domande noi stiamo facendo marketing rivolto alle persone, ed è difficile dire cosa piace/non piace, o cosa può accadere nel mondo, che può influenzarne il comportamento.

Ecco, più o meno, in cosa consiste il mio lavoro. MARKETING. E noi siamo social media manager. NON social media COSI.

Avete mai letto su una targa sulla porta di un avvocato “azzeccagarbugli” o su quella di un dentista “cavadenti”? Provate a chiamare un medico “ciarlatano” o un architetto “palazzinaro” o un art director “grafico”… se non vi beccate una denuncia è solo per le lungaggini della giustizia italiana.

Se non ci prendiamo sul serio noi, come pretendiamo che ci prendano sul serio i nostri clienti?


Ps: chi ha letto questo articolo prima che venisse pubblicato (la gestazione dell’articolo è stata molto lunga), mi ha fatto notare dell’esistenza del sito socialmediacoso.it. Preciso, che non mi sono mai voluto riferire ad esso in senso negativo, ma anzi da quando l’ho scoperto, lo leggo con vivo interesse ritenendo il suo autore un validissimo professionista.

Author: Davide Morante

Sono Davide Morante, social media manager di Parma (anche se al momento mi muovo spesso anche tra Pavia e Milano). Mi occupo di comunicazione social per le aziende: elaboro strategie per la presenza sui social network (Facebook, ma anche Instagram, LinkedIn, Pinterest e Twitter) e li gestisco in prima persona.

3 comments

  1. Perfettamente d’accordo. E te lo dico ricordando quando 15 anni esatti fa (era il novembre 2000) non avendo alcun curriculum alle spalle ed essenso quindi un “web media coso”, presentai ad un’azienda un progetto di comunicazione completo di sito ed e-commerce con forum assistenza (i social NON ESISTEVANO ANCORA) e una paginetta anche per i mobile (sai quello che andava sul telefono di matrix?) ad un prezzo che ritenevo equo. Si affidarono invece per il doppio ad una ben più nota e quotata azienda che produce un altrettanto noto elenco telefonico business per una pagina preformata delle loro, con possibilità di essere chiamati telefonicamente. E c’era inclusa anche la pubblicità sulla versione cartacea. L’azienda è fallita qualche anno dopo e non mi sembra che l’elenco abbia aumentato il numero di pagine. Quindi, non vergognamoci di ricordare che esperienza abbiamo e quanto lavoro abbiamo fatto. Siamo professionisti del web, dobbiamo essere pagati il giusto. Tra l’altro quando aprii la partita iva la tipologia di lavoro web master etc. non era contemplata, mi sembra fossi equiparato alle stiratrici in termini fiscali 😀

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